Stray Bullet (2010)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

Ci sono tragedie impossibili da seppellire. Tragedie che tornano a rivivere e a scuotere gli animi, anche a decenni di distanza. Tragedie come la guerra civile libanese che, dal 1975 al 1990, ha mietuto centinaia di migliaia di vittime, ferendo nel profondo l’intero paese dei cedri e tutti i suoi figli.

Ogni anno, dal Libano (ma non solo) sgorgano memoir, libri (come il consigliatissimo “San Giorgio guardava altrove” di Jabbour Douaihy), film e documentari che ripercorrono in chiave più o meno diversa la guerra civile e i suoi devastanti effetti. Stray Bullet di Georges Hachem rientra esattamente in questo filone.

Continua a leggere

The wedding banquet (1993)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

Posso azzardarmi a dire che “Il Banchetto di Nozze” è il miglior film a tematica queer che abbia visto finora? Semplice, conciso, tenero e malinconico, firmato da un Ang Lee ancora coi piedi per terra (prima che sbarcasse ad Hollywood) ha tutto ciò che contraddistingue un bel film da una mera operazione commerciale. E c’è una genuinità, un’onestà rara nel racconto di questo confronto generazionale, culturale e sessuale: l’Oriente contro l’Occidente, la sessualità repressa delle madri e dei padri e le libertà celate dei figli, le tradizioni contro l’emancipazione contemporanea, blasfema agli occhi della vecchia generazione… E molto di più!

A dimostranza del fatto che un capolavoro può riuscire anche con low budget ma tanto sentimento tra gli ingredienti.

Continua a leggere

Les amants du pont neuf (1991) | premio Cup of Tea

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Gli amanti del pont neuf. Che aspettative si possono nutrire verso un film che si intitola in un modo così dannatamente sdolcinato? I pregiudizi di un cinico come me, a volte, possono essere talmente forti da farmi snobbare quintali di opere di ogni genere. Ma c’è solo un nome che mi farebbe guardare qualsiasi cosa, anche la più melensa: Fairuz.

Ai più, questo nome non dirà assolutamente nulla. Per me invece è tutto: Fairuz, la cantante libanese più prestigiosa dell’ultimo secolo, è la musa della mia vita. Il mio amore per lei è sconfinato, immenso, non quantificabile con niente al mondo. E’ stato per lei che ho recuperato (con netto ritardo) questo film, la cui soundtrack vanta ben due track della mia diva. Da fervente appassionato, mi sono dunque accinto a guardare un film di due ore su cui non avrei scommesso nulla, soltanto per una manciata di secondi di Fairuz in sottofondo, e…

Continua a leggere

“La mia vita in barca” e l’influenza mediatica di “Otoko wa Tsurai Yo”

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Quando ci si appresta a leggere un’opera straniera, concepita da autori nati e vissuti altrove, è inevitabile imbattersi in riferimenti difficili da cogliere.  Giochi di parole, omaggi, nomi di gente sconosciuta, espressioni che, tradotte, assumono poco senso in un’altra lingua,  possono arricchire una lettura o anche appesantirla, in base al proprio personalissimo punto di vista.

Durante la lettura de “La mia vita in barca” di Tadao Tsuge, i miei occhi si sono soffermati su questa serie di vignette, sparse in originale su più pagine e che ho qui raccolto per dar loro una logica:

tora1

tora3

tora2

001-2m1

(C)Tadao Tsuge/Coconino Press

Continua a leggere

Blind Intersections (2012)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Nella Beirut di oggi, un tragico incidente intreccia le strade di tre persone, dalle esistenze più disparate: Nour, giovane studentessa universitaria, l’adolescente Marwan e India, maestra di una scuola elementare.

No one knows what the future holds… Your life could collapse in seconds.

È con questo avvertente slogan che la prima magistrale fatica di Lara Saba è stata presentata al pubblico libanese nel 2012, per poi approdare, successivamente, nei festival cinematografici di mezzo pianeta.

Continua a leggere

La vita possibile (2016)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il cinema dei buoni sentimenti, dell’asprezza del quotidiano e della speranza, non muore mai. Talvolta tira fuori ciambelle senza buco ma a volte – ed è il caso di dirlo- riesce a sbalordire con poco. Sulla scia dell’ottima annata 2016, “La vita possibile” di Ivano De Matteo continua a tenere alta l’asticella della qualità che sta recentemente caratterizzando le produzioni nostrane. E lo fa con garba maestria e tanta tanta umile semplicità.

Continua a leggere

Like someone in love (2012)

Tag

, , , , , , , , ,

Il poeta cinese Li Chi Lai ha tristemente notato che una delle cose più deplorevoli del mondo è vedere la giovinezza devastata da un’educazione sbagliata e dei quadri belli degradati dall’ammirazione di gente volgare.

Se non fosse stato enunciato un millennio fa, questo detto sembrerebbe riferirsi proprio all’ultimo film del compianto Abbas Kiarostami, “Like someone in love” (ライク・サムワン・イン・ラブ), girato nel 2012 in Giappone. Questo perchè, da un lato sintetizza il soggetto della pellicola e dall’altro sembra quasi farsi beffa della critica negativa pervenuta.

Continua a leggere

Un padre, una figlia (2016)

Tag

, , , , , , , , , , ,

Per quanto meritevoli, certe pellicole non approdano mai sui nostri lidi. Non ricevono dunque un adattamento, una diffusione in sala (o in home video) e così neanche il degno successo, che invece meriterebbero. Diretta conseguenza dell’egemonia americana, che ha ormai inglobato ogni settore, e del sistema commercialissimo -tutt’altro che culturale- che fa oggi da base al mondo del cinema.

Bacalaureat di Cristian Mungiu è riuscito a sottrarsi alla logica del “se non sono di Hollywood, al cinema non esco” grazie al premio per la miglior regia ottenuto al festival di Cannes nel 2016. Senza quel premio, molto probabilmente pochi di noi sarebbero riusciti a guardarlo. Figuriamoci in sala, con un adattamento italiano di tutto rispetto.

Continua a leggere