Les amants du pont neuf (1991) | premio Cup of Tea

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Gli amanti del pont neuf. Che aspettative si possono nutrire verso un film che si intitola in un modo così dannatamente sdolcinato? I pregiudizi di un cinico come me, a volte, possono essere talmente forti da farmi snobbare quintali di opere di ogni genere. Ma c’è solo un nome che mi farebbe guardare qualsiasi cosa, anche la più melensa: Fairuz.

Ai più, questo nome non dirà assolutamente nulla. Per me invece è tutto: Fairuz, la cantante libanese più prestigiosa dell’ultimo secolo, è la musa della mia vita. Il mio amore per lei è sconfinato, immenso, non quantificabile con niente al mondo. E’ stato per lei che ho recuperato (con netto ritardo) questo film, la cui soundtrack vanta ben due track della mia diva. Da fervente appassionato, mi sono dunque accinto a guardare un film di due ore su cui non avrei scommesso nulla, soltanto per una manciata di secondi di Fairuz in sottofondo, e…

Continua a leggere

“La mia vita in barca” e l’influenza mediatica di “Otoko wa Tsurai Yo”

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Quando ci si appresta a leggere un’opera straniera, concepita da autori nati e vissuti altrove, è inevitabile imbattersi in riferimenti difficili da cogliere.  Giochi di parole, omaggi, nomi di gente sconosciuta, espressioni che, tradotte, assumono poco senso in un’altra lingua,  possono arricchire una lettura o anche appesantirla, in base al proprio personalissimo punto di vista.

Durante la lettura de “La mia vita in barca” di Tadao Tsuge, i miei occhi si sono soffermati su questa serie di vignette, sparse in originale su più pagine e che ho qui raccolto per dar loro una logica:

tora1

tora3

tora2

001-2m1

(C)Tadao Tsuge/Coconino Press

Continua a leggere

Blind Intersections (2012)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Nella Beirut di oggi, un tragico incidente intreccia le strade di tre persone, dalle esistenze più disparate: Nour, giovane studentessa universitaria, l’adolescente Marwan e India, maestra di una scuola elementare.

No one knows what the future holds… Your life could collapse in seconds.

È con questo avvertente slogan che la prima magistrale fatica di Lara Saba è stata presentata al pubblico libanese nel 2012, per poi approdare, successivamente, nei festival cinematografici di mezzo pianeta.

Continua a leggere

La vita possibile (2016)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il cinema dei buoni sentimenti, dell’asprezza del quotidiano e della speranza, non muore mai. Talvolta tira fuori ciambelle senza buco ma a volte – ed è il caso di dirlo- riesce a sbalordire con poco. Sulla scia dell’ottima annata 2016, “La vita possibile” di Ivano De Matteo continua a tenere alta l’asticella della qualità che sta recentemente caratterizzando le produzioni nostrane. E lo fa con garba maestria e tanta tanta umile semplicità.

Continua a leggere

Like someone in love (2012)

Tag

, , , , , , , , ,

Il poeta cinese Li Chi Lai ha tristemente notato che una delle cose più deplorevoli del mondo è vedere la giovinezza devastata da un’educazione sbagliata e dei quadri belli degradati dall’ammirazione di gente volgare.

Se non fosse stato enunciato un millennio fa, questo detto sembrerebbe riferirsi proprio all’ultimo film del compianto Abbas Kiarostami, “Like someone in love” (ライク・サムワン・イン・ラブ), girato nel 2012 in Giappone. Questo perchè, da un lato sintetizza il soggetto della pellicola e dall’altro sembra quasi farsi beffa della critica negativa pervenuta.

Continua a leggere

Un padre, una figlia (2016)

Tag

, , , , , , , , , , ,

Per quanto meritevoli, certe pellicole non approdano mai sui nostri lidi. Non ricevono dunque un adattamento, una diffusione in sala (o in home video) e così neanche il degno successo, che invece meriterebbero. Diretta conseguenza dell’egemonia americana, che ha ormai inglobato ogni settore, e del sistema commercialissimo -tutt’altro che culturale- che fa oggi da base al mondo del cinema.

Bacalaureat di Cristian Mungiu è riuscito a sottrarsi alla logica del “se non sono di Hollywood, al cinema non esco” grazie al premio per la miglior regia ottenuto al festival di Cannes nel 2016. Senza quel premio, molto probabilmente pochi di noi sarebbero riusciti a guardarlo. Figuriamoci in sala, con un adattamento italiano di tutto rispetto.

Continua a leggere

E ora dove andiamo? (2012)

Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

C’é una scena in particolare di “E ora dove andiamo” di Nadine Labaki che commuove più di tutte le altre. È la scena in cui Takla, di notte, vede rientrare il motorino di Rukoz, dietro al quale dovrebbe trovarsi anche suo figlio Nasìm. Raggiunto il motorino, si agita nello scorgere suo figlio completamente muto e immobile. Tenta di svegliarlo, lo schiaffeggia, lo bacia, gli urla addosso tutto quel che ha dentro, prova qualsiasi altra mossa ma lo shock della consapevolezza è ormai dipinto sul suo volto: Nasìm, suo figlio, non si sveglierà mai più.

A commuovere non è però il fatto che una madre assista alla morte di un figlio: a far sgorgare le lacrime è la lucidissima decisione di Takla di non raccontare a nessuno della morte di Nasìm, pur di evitare vendette e follie. Il suo gesto di tolleranza, di pace e amore per gli altri è un pugno che colpisce a pieno e fa riflettere. Nel mentre di un dolore fortissimo, la disperazione più grande che una madre può mai provare in vita, Takla non pensa affatto a se: raccoglie le forze, si asciuga le lacrime e si prodiga a far di tutto pur di non veder soffrire le altre madri.

Continua a leggere

The Experience (1973)

Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Prima di tramutarsi nell’esponente più in vista del cinema iraniano, il compianto Kiarostami (1940-2016) ha posto le sue radici nel mondo del documentarismo pedagogico, realizzando una miriade di cortometraggi educativi rivolti a un pubblico giovanissimo. Potrebbe forse essere questa la causa di tanta dimestichezza nel trattare coi bambini, cosa ben nota agli estimatori del maestro iraniano, tra i quali lo stesso Akira Kurosawa (1910-1998) che di Kiarostami, tra le tante qualità, apprezzava la maestria nel dirigere eccellentemente gli infanti.

Tale dato di fatto è riscontrabile dal primissimo lungometraggio di Kiarostami, datato 1973: Tajrobeh (“La prova”, تجربه) rigorosamente in bianco e nero, noto anche come “The experience”, che però poco evidenzia il contenuto della pellicola.

Continua a leggere

The Way He Looks (2014)

Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Alla Berlinale, il prestigioso festival del cinema di Berlino, esiste una particolare sezione dedicata ai film LGBT, con giuria indipendente da quella ufficiale. Da trent’anni, le migliori pellicole internazionali che trattano temi queer vengono qui selezionate per poi essere premiate con un Teddy Award, che spesso e volentieri ne avvalora il successo.

Nel 2014 ha furoreggiato il brasiliano Hoje Eu Quero Voltar Sozinho di Daniel Ribeiro (conosciuto nel mondo come The Way He Looks), un tenerissimo ritratto sullo scompenso adolescenziale di tre amici.

Continua a leggere