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Ancora oggi, ogni volta che mi capita di udire il fischio di un treno in inverno, non posso fare a meno di pensare alla triste storia di Yumechiyo.

Yumechiyo è un’affascinante geisha che ha ereditato la professione da sua madre, morta giovanissima di leucemia per via delle radiazioni nucleari della WWII. Un giorno, dopo aver avvertito degli strani dolori, decide di recarsi a Tokyo con il treno per farsi visitare da un medico specializzato, il quale le accerterà di essere affetta dallo stesso male incurabile di sua madre e le darà pochi mesi di vita. Sarà proprio durante quel viaggio in treno che lei assisterà a un omicidio che la porterà a incontrare un uomo, indagato per quel crimine. Nei suoi ultimi mesi di vita, Yumechiyo svilupperà un amore impossibile per quest’uomo e farà di tutto pur di realizzare questo suo ultimo desiderio.

Letteralmente traducibile come “Il diario di Yumechiyo” (夢千代日記, 1985), questo film è un classico intramontabile del cinema nipponico che vede Yoshinaga Sayuri in uno dei suoi ruoli più intensi di sempre, che le è valso non solo numerosi premi ma addirittura una statua in suo onore.

Per la regia impeccabile, il tema fondamentale di cui tratta -quello delle conseguenze dell’attacco nucleare al Giappone- e per la storia d’amore tra le più belle di sempre, il film merita assolutamente una visione ed è un enorme peccato che non sia stato mai licenziato fuori dal Giappone.

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