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Con larga probabilità, in Occidente, il nome di Ken Takakura suonerebbe nuovo a chiunque. Provate però a chiedere in Giappone chi è e resterete sorpresi dalle reazioni, dovute alla sua inimmaginabile popolarità.

Spirato verso la fine del 2014, l’attore ha consacrato la sua vita al cinema, recitando in più di 200 pellicole e divenendo così un’indiscussa icona del paese del Sol Levante. E se agli albori della sua carriera, Takakura incarnava quella virilità d’altri tempi sempre più rara a trovarsi, a partire dagli anni 70 -esattamente con Il fazzoletto giallo (di Yamada Yoji, 幸福の黄色いハンカチ, 1977)- ha iniziato a far conoscere al pubblico un nuovo lato di se, quello dell’uomo risoluto ma al contempo estremamente umano. Ed è in quest’indole che l’attore ha deciso di salutare il pubblico nel 2012 con “Anata e” (“Carissimo”) di Yasuo Furuhata, regista che lo ha diretto anche nell’intenso Eki (“La stazione”, 1981) e nel piuttosto melenso Poppoya (“Il ferroviere”, 1999).

Nel suo ultimo ruolo, Takakura è un uomo che ha passato la vita facendo la guardia in un penitenziario. E’ proprio all’interno di quel luogo che anni prima ebbe occasione di conoscere Yoko, alla quale si lega subito. Il loro amore però non dura molto. La donna, dopo qualche anno, si ammala e dopo una lunga agonia trascorsa nel capezzale di un ospedale, passa a miglior vita, abbandonando il suo premuroso consorte. Solo e senza più nessuno a cui badare, Takakura decide di lasciare il lavoro per esaudire le ultime volontà di sua moglie: gettare le sue ceneri in mare. Prende quindi il suo furgone e parte per il Giappone, in compagnia dei ricordi agrodolci vissuti con la sua donna, che affiorano nel film tramite flashback tinti di rosa. Lungo il tragitto, arriva a incontrare una moltitudine di persone, tra i quali anche  un uomo interpretato niente meno che da Takeshi Kitano, fino al fatidico confronto col mare, ultimo ostacolo di Takakura.

Con questo road movie dalla trama gettonatissima, a tratti emozionante, a tratti lento -anche se mai soporifero quanto il precedente Poppoya– non si chiude soltanto la carriera cinematografia di Takakura, ma anche quel cerchio di film umanissimi, apertosi quattro decadi prima con il memorabile Fazzoletto giallo di Yamada, anch’esso road movie sciolto nel piatto dei buoni sentimenti.

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