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Nel corso degli anni, l’Italia ha vantato decine di registi che, vuoi per la fama, vuoi per l’originalità, passeranno alla storia per aver dato lustro al cinema italiano. Tra questi, anche se forse in figura minore, si può annoverare la romana Francesca Archibugi, che ha debuttato nella seconda metà degli anni 80 e si è contraddistinta per la sua estrema sensibilità nel trattare temi come l’adolescenza e il gap generazionale.

Uno dei film che meglio rappresentano i suoi temi cardine é “Il grande cocomero“, terzo lungometraggio della regista, uscito nelle sale nel 1993.

Con il suo solito tocco delicato, la Archibugi entra nel mondo della psichiatria infantile attaverso la figura di Pippi e dello specialista Arturo. Ci troviamo a Roma, nei primissimi anni 90, ed è in questo periodo che il neuropsichiatra Arturo si reca ogni giorno al Policlinico per curare diversi bambini dai problemi più disparati. La svolta della sua vita professionale arriva casualmente un giorno, quando al Policlinico viene ricoverata una dodicenne che pare avere frequenti attacchi d’epilessia. Senza alcun motivo particolare, Arturo si affeziona a questa giovane ragazza. Con un affetto quasi paterno, Arturo inizia a seguire il caso con dedizione, allargando i confini fino a casa di Pippi. E’ qui che scoprirà che i disagi della giovane non sono clinici ma derivano piuttosto dal rapporto che ha con la madre passiva e il losco padre.

Il film, il cui titolo é un chiaro omaggio al mondo dei Peanuts, é un poetico e realistico ritratto del mondo ospedaliero italiano. Il delicato rapporto tra la paziente e il suo specialista si innalza rispetto all’usuale rapporto che si avrebbe nella vita di tutti i giorni. E agli occhi della Archibugi, diventa un rapporto quasi utopico tra il mondo degli adulti -incarnato dall’Arturo di Sergio Castellitto- e quello dei bambini -ben rappresentato da un’intensa e convincente Alessia Fugardi. Rispetto ai due lavori precedenti dell’autrice, i corali “Mignon é partita” e “Verso Sera”, stavolta tutto si restringe ai due protagonisti. Anche l’onnipresente Anna Galiena, madre di Pippi, diventa solo un personaggio di seconda importanza davanti a Pippi e Arturo che sin dai primissimi minuti, é come se camminassero allineati sulla stessa strada, mano nella mano (come avviene nel finale ambientato proprio in un campo di cocomeri) e invitassero chi guarda a entrare nel loro mondo.

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