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Etichettare un film come Copia Conforme risulta quasi essere un’impresa. Totalmente ambientato in Italia, nei borghi e nel verde mozzafiato della Toscana, con una sceneggiatura in italiano, francese e inglese, ha per protagonisti la francese Juliette Binoche e l’inglese William Shimell, sotto la direzione dell’acclamato regista iraniano Abbas Kiarostami. Ed è per questo che, nella maggior parte dei casi, troviamo C.C catalogato come film iraniano. Ma invece di sorprendere il pubblico per questa sua peculiarità multiculturale, il film fa parlare di se per la trama alquanto atipica.

Il fulcro del film è sintetizzato nel titolo stesso. Il lungometraggio si apre infatti nella sala dove si tiene la presentazione di un libro scritto da Shimell -giunto per l’evento dal Regno Unito- il cui titolo è appunto “Copia Conforme”. Alla presentazione partecipa anche la Binoche, un’esperta d’arte appassionata dello scrittore, che si ritroverà poi a dover accompagnare in macchina Shimell, dando così inizio alla storia, che si protrarrà intensamente per un’intera giornata.

Tra una passeggiata e un caffé, i due iniziano a conoscersi finchè poi, in un bar al chiuso, vengono scambiati per una vera coppia. In quel momento, con Schimell allontanatosi per rispondere a una chiamata, la Binoche scoppia a piangere. Le lacrime che versa portano immediatamente a credere che loro siano realmente una coppia in crisi che per un solo giorno, questo della presentazione, decidono di fingere di non conoscersi. Che sia davvero così o no, non è dato saperlo. I dialoghi diventano fino all’ultimo più ambigui, rafforzando un quesito in particolare: una copia conforme merita di esser considerata importante come un originale o resta pur sempre una copia, un oggetto da deprecare, per quanto verosimile? E i due sono una copia conforme di una vera coppia o no?

Per questo titolo, la critica è stata manicheista. C’è chi ne ha acclamato l’originalità e il pudore, chi invece ha criticato l’estrema lentezza e la retorica su cui si poggia tutto. Kiarostami è rimasto anche stavolta fedele alle sue scelte registiche, le stesse di molti suoi film precedenti ambientati in Iran. Numerosissime le scene lunghe, girate con camera fissa, così come numerose sono le scene girate in automobile, ambiente prediletto dal regista.

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