Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

C’era un tempo in cui il Libano era noto come la Svizzera d’Oriente e la sua capitale, Beirut, la Parigi araba. Poi é arrivata la guerra e ha devastato tutto, trasformando il Libano in un caotico paese frammentato e ferito nel peggiore dei modi. La sola cosa che però la guerra non è riuscita a contaminare é la figura di una cantante taciturna. Con la sua splendida voce cristallina, Fairuz ha unito un popolo martoriato, che in lei ha ritrovato la speranza di rialzarsi ogni mattina e ricostruire la propria esistenza.

Nel 2003, affascinato dalla storia di questa diva, il regista olandese Jack Janssen decide di narrare la leggenda di Fairuz, ripercorrendo un Libano ancora visibilmente leso dagli eventi che si sono susseguiti.

Neil MacFarquhar, giornalista del NYTimes, nel suo saggio intitolato “L’ufficio stampa di Hezbollah ti augura buon compleanno” (De Agostini, 2011) descrive Fairuz in questi termini:

“Fairuz, un modello di eccellenza nella musica e nella poesia araba, incarna la storia del Libano nei decenni che seguono la seconda guerra mondiale, quando il paese era animato dal desiderio di offirsi come luogo d’incontro cosmopolita, dove Oriente e Occidente si erano mescolati. […] La guerra civile libanese ha consolidato la fama della cantante che, diventando un simbolo culturale condiviso, seppe tenersi al di sopra della lotta disumana tra fazioni e partiti. […] Fairuz rimase infatti nella città divisa di Beirut per tutta la durata della guerra, rifiutando di esibirsi perchè la gente non poteva muoversi liberamente tra le zone occupate dalle diverse fazioni.”

Il documentario di Jack Janssen sembra proprio rifarsi a questa didascalia. La Fairuz di Janssen è infatti il Libano stesso di cui il film parla. Intervistando i libanesi più disparati, un tassista di estrema destra, una donna tipica dell’altaclasse levantina, un armeno che fu per anni il fotografo ufficiale della diva, fino ad arrivare a comunisti, profughi palestinesi e a una ragazza che, per puro caso, è riuscita a stringere amicizia con la riservatissima diva, Janssen riesce a narrare la storia contemporanea di un paese, che pare andare d’accordo solo su una cosa: Fairuz.

Seppur citata durante tutto il film, la cantante non appare mai. La sua immensità traspare da ognuna delle storie che i personaggi raccontano, dalle loro memorie e dagli scintillii di nostalgia che il pensiero di Fairuz provoca in loro. La sua voce accompagna la pellicola grazie alle innumerevoli canzoni, che fanno sapientemente da sottofondo alle scene. Finchè poi, chiuso il capitolo delle interviste, il regista punta la cinepresa sul cielo stellato, ove la luna piena si dissolve per far spazio all’unica cantante del mondo Arabo a godere di una simile venerazione: Fairuz.

Annunci