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“- Ma siete matte? – Secondo alcune perizie, sembrerebbe proprio di sì!”

L’ultima fatica di Paolo Virzì è un estenuante viaggio nella psiche di due donne, accomunate dal desiderio di sfuggire alla greve infelicità che le ha intrappolate.

Beatrice, loquace aristocratica in cura presso una comunità di recupero psichiatrico, riesce a trovare complicità in Donatella, una giovanissima ragazza madre affetta da una forte depressione. Le due donne, dal carattere diametralmente opposto, si daranno insieme alla “pazza gioia” pur di dimenticare temporaneamente la cruda realtà a cui sono state condannate. Una duplice condanna che arriva tanto dalla società quanto dalla loro fragile mente.

Quel che su tutto spicca e fa la fortuna del film è la goliardica alchimia tra Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi. Emozionate dal loro ruolo, le due emozionano con talento chi guarda, catapultando il film verso inimmaginabili contrasti di gioia, mista anche a un’intensa commozione. Non mancano di certo momenti forzati e scene poco raffinate, ma tutto sommato il lavoro di Virzì, arcinoto per pellicole come Il Capitale Umano e La Prima Cosa Bella, si fa ben apprezzare in un panorama cinematografico, quello italiano, poco mutevole, perennemente ancorato agli stessi cliché.

Deludente invece la partecipazione di Anna Galiena, attrice un tempo di spicco, relegata nel film a una sola scena -tra l’altro anche evitabile- dove recita la parte della madre di Donatella. Oltre alla regia di Virzì, gran parte del merito va riservato alla sensibilità di Francesca Archibugi (apparsa nel film in un cammeo) che ha scritto la sceneggiatura, tirando fuori dialoghi come al solito superbi.

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