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10 ragazzi -6 uomini e 4 donne- accettano la proposta di un lavoro part-time decisamente insolito: Esser controllati 24 ore su 24 da alcune telecamere per un’ intera settimana, in uno spazio completamente isolato dal resto del mondo. A spingerli è la “modica” cifra di 112mila Yen all’ora che, moltiplicati per le ore dell’intera settimana che passeranno insieme lì dentro, raggiungono in totale 18 milioni di yen, ovvero più di 150 mila € nostrani. Una cifra nient’affatto ignorabile per un “lavoro” all’apparenza così semplice.

Arrivati nel luogo dove passeranno un’intera settimana in compagnia di perfetti sconosciuti, vengono accolti da un robot che vaga sul soffitto e da 10 raccapriccianti statuette dall’aspetto d’Indiani d’America, che introdurranno ai presenti le regole del “gioco”. Regole che, a causa della loro schiettezza, mettono da subito in guardia i partecipanti da un eventuale mistero che puzza altamente di pericolo.

E detto fatto, il mistero non si fa aspettare: immediatamente la mattina seguente viene trovato fucilato uno dei partecipanti, il meno gradito a causa della sua voglia di metter zizzania fra i compagni. Viene incolpato, per mano di colui che si improvvisa “detective”, senza alcuna prova e senza aver controllato le armi che ognuno dei quali ha trovato nel box della propria stanza, il più sospettabile che viene di conseguenza scaraventato in una specie di “cella” dal robot che continuamente li sorveglia. Il giorno dopo per terra un altro cadavere, questa volta quello della donna più anziana delle 4 del gruppo: Si sparge il panico. I rimasti, consapevoli del fatto che il vero assassino è ancora in mezzo a loro, cominciano a non fidarsi di nessuno, nemmeno di loro stessi.  E, come se non bastasse, il giovane e pacifico Yuki trova nella sua stanza una pistola, cosa che vuole incolparlo d’esser stato lui il vero assassino. La situazione continua ad aggravarsi, fintanto che ognuno, malgrado la propria innocenza, si ritrova a dover compiere crimini per volersi difendere da un eventuale colpevolezza e per evitare di essere la prossima vittima. Chi riuscirà -se ci riuscirà- a svelare l’arcano e a evitare di morire in quest’inferno sotterraneo?

Una domanda a cui sapranno rispondere soltanto coloro che sono stati all’anteprima italiana del Film nella sezione fuori concorso Focus-Occhio sul mondo dell’edizione 2010 del Festival del Cinema di Roma. Un’occasione speciale per riuscire ad assistere a quest’ autentica perla del “soft-horror” nipponico, ultimo film del sensei dell’horror giapponese Hideo Nakata che purtroppo, per promuovere il film in patria, non é stato in grado di rispondere all’appello a Roma.

Uscito nelle sale giapponesi nel 2010, The Incite Mill riesce in meno di due ore a sconvolgere l’atmosfera insidiando quest’aria di terrore e di continua suspense, nella quale il pubblico si sente avvolto insieme al cast del movie. Un cast di primo piano con giovani stelle del calibro di Tatsuya Fujiwara e Haruka Ayase, il primogià conosciuto per i suoi notevoli ruoli nel film di Battle Royale e nei live action di Death Note, nonchè per aver prestato la voce a Spiller nell’ultimo film della Ghibli, Arietty, che insieme si contendono i ruoli di giovani protagonisti.

Dopo tutti i successi sfornati durante la propria carriera (basti soltanto ricordare il successo avuto con i 2 capitoli di The Ring), Nakata torna nei cinema con un horror basato sul tormento psicologico e lo fa in grande stile, mettendo in mostra un “Grande Fratello del Terrore”,volto adenunciare una società capitalistica, quella giapponese ma che quella occidentale non può vantarsi d’essere da meno, pronta a tutto pur di trovare audience e aver successo e denaro. Il film, per tutta la sua durata, non perde mai quel filo di mistero e di suspence, che si vedono poi essere i punti cardine dello sceneggiato. Ma non soltanto l’horror la fa da padrone in questo lungometraggio. Un apprezzato spazio della storia è dedicato alla sottile storia d’amore fra i due giovani personaggi principali. Una storia d’amore iniziata prima dell’inizio di questo esperimento atroce, che viene mostrata attraverso un breve flashback iniziale, quando la ragazza mostra al giovane in un market l’offerta part-time ricevuta sul suo cellulare e dalla quale parte tutto, destinata a diventare sempre più intensa durante questo “gioco”. Cosa che suona come un paradosso in un film horror, ma che si fa sempre più interessante fino all’ultimo minuto. Interessante è anche il fatto che, nonostante il prodotto cinematografico sia catalogato come un perfetto horror, e quindi VM18, il film non degenera mai in nessun modo, non mostrando nè scene di nudo o di sesso nè scene ad alta dose horror volte a suscitare un tremendo disgusto.

Sicuramente in Italia il film non farà il giro delle sale e forse nemmeno verrà distribuito nel mercato home-video, ma una cosa è certa: Se doveste trovarvi di fronte a questo film (e se siete anche vogliosi di qualcosa che non sia eccezionalmente “da paura”) non potete lasciarvelo sfuggire.

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