Tag

, , , , , , , , , , ,

Chi dice che le suore non provano gli stessi sentimenti di tutte le altre donne del mondo? Chi dice che le suore vivono davvero fuori dal mondo?

Questa pellicola del 1999 di Giuseppe Piccioni ruota proprio attorno a quest’interrogativo tutt’altro che scontato e, con un espediente narrativo abbastanza usuale, riesce a far riflettere in modo intelligente su un tema ancora oggi incompreso.

Protagonisti di questa storia sono suor Caterina (Margherita Buy) e Ernesto (Silvio Orlando), proprietario quarentenne di una lavanderia di Milano. In una mattina come le altre, un evento del tutto inaspettato -il ritrovamento di un neonato abbandonato in un parco- farà convergere le strade di queste due figure apparentemente distanti. Suor Caterina, pur lasciando l’infante alle cure dell’ospedale, decide di rintracciare la vera madre del bimbo con l’aiuto di Ernesto, il quale teme di essere il padre biologico del bimbo. Proseguendo giorno per giorno la ricerca, Ernesto, uomo cinico, freddo, privo di relazioni umane non riesce a non affezionarsi al bagliore di suor Caterina, al suo calore, alla sua bontà, alla sua umanità. E se Ernesto si domanda se possa mai accadere che una persona “del mondo” come lui possa sul serio avere a che fare con una “fuori dal mondo”, suor Caterina invece rifletterà sul suo innato desiderio di maternità. Desiderio che ha deciso di sopprimere coi voti ma che, in fondo, non è riuscita a seppellire del tutto.

A fine pellicola, l’intento iniziale risulta alquanto raggiunto. Riflettendo sulla figura delle suore come donne e non soltanto come mere servitrici del Signore, Piccioni spinge il discorso verso una visione più ampia, cercando di riflettere sui desideri umani innati e sulla solitudine che spesso coglie chiunque nella vita. Il lavoro di Piccioni, forse il suo film più riuscito in assoluto, ricorda in particolar modo “Chiedi la luna” (1991, sempre con margherita Buy) per l’atmosfera e l’intimità che si instaura tra i protagonisti, durante il loro viaggio di ricerca. Adorabili alcune scelte registiche, come quella di anticipare le voci in determinate scene, mostrando invece i personaggi che si osservano l’un l’altro in silenzio, e i fulminei e ricorrenti scatti di gruppo.

Annunci