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Giunge improvvisa la scioccante notizia della morte di Kiarostami (1940-2016), tra i più noti e acclamati registi iraniani di sempre.

Di Kiarostami amavo innanzitutto la creatività, il suo sapersi rinnovare ogni volta pur restando fedele al suo modo di fare cinema, la poliedricità, il suo saper districarsi tra generi cinematografici diversissimi, con maestria e coraggio, i silenzi, la poesia, il pudore, la passione per il Giappone e -non ultima- la denuncia che traspariva soffusa ed elegante dalle sue pellicole. Attendevo con fervore e curiosità il suo nuovo film, che sarebbe stato ambientato in Cina, ma il fato non è stato clemente. D’ora in avanti, non potrò mai più aspettare il suo ennesimo film. Kiarostami lascia al mondo un’eredità preziosissima e dunque, allo stesso tempo, un vuoto incolmabile.

Un’ottima dimostrazione del cinema di Kiarostami possono darla questi suoi 5 titoli:

5 – Five: Dedicato a Ozu (2004)

fiveOzu

La passione che Kiarostami provava per Ozu Yasujiro, celeberrima icona del cinema nipponico, era di un’intensità tale da non poter esser definita a parole. Questo bizzarro documentario è l’omaggio che Kiarostami ha dedicato a Ozu, raccogliendo 5 scene girate con camera fissa (da qui il titolo) che mostrano superfici acquatiche, filmate senza apportare alcuna modifica. Chi altri oltre a lui avrebbe potuto realizzare un film che mostra per più di 1 ora solo l’oceano, la spiaggia e una pozzanghera? Un omaggio piuttosto atipico a Ozu, alla natura e un ottimo esempio di cinema non convenzionale, di cui Kiarostami era uno degli indiscussi protagonisti.

4 – Taste of Cherry (1997)

tasteCherry

Un uomo gira in macchina per l’Iran in cerca di qualcuno. Quando trova un potenziale soggetto che risponde alle sue aspettative, si ferma e offre al volo una cifra spropositata per un misterioso lavoretto da poco. Quel che a prima vista può sembrare un tentativo d’abbordaggio -cosa che imbarazza non poco gli uomini fermati- è in realtà una richiesta d’aiuto da parte di un uomo, che nasconde una forte depressione. Ciò che infatti lui cerca è qualcuno che possa seppelirlo dopo il suo suicidio. Ma questa stessa ricerca non è essa un’affannosa dichiarazione di sofferenza? Una riflessione molto zen sulla vita, la morte e l’incompresione umana.

3 – Close Up (1990)

closeup

Nel 1990, in Iran un uomo viene accusato di frode. La sua colpa è quella di essersi introdotto in casa di una famiglia abbiente, fingendosi un importante regista. Scoperto, l’uomo finisce in tribunale e il giudice decide di ascoltare le sue ragioni, prima di condannarlo. Kiarostami coglie la palla al balzo e decide di registrare il processo, tramutandolo in un film capace di accendere riflessioni sui limiti della libertà e sull’importanza del cinema non come mero strumento di entertainment ma di denuncia sociale. Alla fine resta un interrogativo: saremo mai liberi di scappare dalla cruda realtà almeno con l’immaginazione?

2 – ABC Africa (2001)

abcAfrica

L’Uganda è uno dei paesi più poveri al mondo, la cui condizione è aggravata dall’epidemia di AIDS che non risparmia nessuno. Su richiesta dell’ONU -come spiega Kiarostami nei titoli di testa- il regista si è recato nel paese per realizzare un documentario che parlasse di questa situazione. Il risultato è un delizioso affresco di quel “terzo mondo” di cui da sempre si parla, ma per il quale non si è mai fatto abbastanza. Un documentario che commuove per la semplicità e per il sorriso sincero di quelle persone che non hanno nulla e che per questo apprezzano le vere gioie della vita. Un documentario brillante che ha il merito di non scader mai nel finto buonismo.

1 – Ten (2002)

ten Tra i miei film preferiti in assoluto, Ten è un originale collage di 10 scene interamente girate all’interno di un’automobile. Protagonista del film è una donna iraniana separata che, nel frangente del film, è dedita ad accompagnare persone diverse in 10 momenti diversi della giornata. La 1° scena si apre quando sul sedile accanto al suo c’è suo figlio, talmente intelligente da sembrare insolente. Con la madre, il bimbo si lamenterà della separazione dei suoi, del fatto che lui non ha avuto alcuna voce in capitolo e che per questo motivo, non intende farsi sballottare tra le sue due  nuove famiglie. Nelle scene successive, la donna si ritroverà con un’amica malinconica, un’antipatica parente, un’anziana molto devota a Dio e addirittura una prostituta, cogliendo ogni volta l’occasione di discutere di qualche piaga sociale. Un gioiellino.

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