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Fino a qualche anno fa, non avrei scommesso nulla sul cinema italiano contemporaneo. Trovavo squallide le solite commediole che, puntualmente, riempiono le nostre sale. Poi, per una certa ragione (che Murakami chiamerebbe senza dubbio “un percorso del caso”)  ho iniziato ad avventurarmi nei meandri di quel cinema italiano che tanto avevo snobbato, ed è stato amore a prima vista. Ma solo con lei, con Margherita Buy.

Margherita Buy (Roma, 1962) si è imposta sulle scene già negli anni 80, facendosi apprezzare sin da subito in tutto il nostro Bel Paese. Per la sua naturalezza, per il suo fascino cristallino o forse per il suo celebre temperamento ansiogeno. Per qualche motivo,  Margherita Buy continua a essere onnipresente nelle sale italiane, recitando ogni anno in una grandissima mole di pellicole di varia qualità. Personalmente, di lei amo quel pregiatissimo tocco di sobrietà che la contraddistingue rispetto alle sue altre colleghe, una qualità che non ha mai perso in trent’anni di carriera.

Malgrado il successo assodato, però, la Buy è spesso criticata per il typecasting a cui è rimasta ancorata. Si dice che faccia sempre gli stessi film, le stesse parti, che non reciti ma che porti sullo schermo se stessa. Che sia vero o no, ecco un elenco di pellicole che mostrano quanto la Buy meriti -a mio parere- il titolo di nuova regina del grande schermo:

10 – Chiedi la luna (di Giuseppe Piccioni, 1991)

Primissima collaborazione della Buy con Giuseppe Piccioni, che l’ha eletta negli anni a sua musa, è un morigerato road movie in cui Margherita Buy e Giulio Scarpati, in cerca del fratello di lui e fidanzato di lei, riescono alla fine a ritrovare se stessi e a capire quel che vogliono davvero dalla vita.

9 – La scoperta dell’alba (di Susanna Nicchiarelli, 2013)

La Buy in questo film di scoperte ne fa ben due: all’inizio scopre di essere in grado di chiamare la se stessa del passato e, grazie a questo, fa poi una sensazionale scoperta sul conto di suo padre, scomparso da decenni. Un film che mostra un’ottima Margherita Buy mentre nuota nel mare della storia italiana, tra gli anni di piombo e questo presente sempre più scialbo.

8 – Caterina va in città (di Paolo Virzì, 2003)

Una commedia italiana tutt’altro che banale in cui la Buy -la cui ansietà è qui ben giustificata- lascia il ruolo di protagonista alle contraddizioni di una città politicizzata come Roma, ove chiunque deve adattarsi per non farsi sbranare.

7 – Lo spazio bianco (di Francesca Comencini, 2009)

Cosa significa dover attendere invano l’accadimento di qualcosa, di cui non si conosce l’esito? Quest’intenso film drammatico mostra le vicende di una donna sola in lotta con la società, col tempo e con se stessa, mentre assiste ogni giorno in incubatrice la sua bambina, che ha visto prematuramente la luce. Un’ottima prova dell’intensità della Buy.

6 – Il siero della vanità (di Alex Infascelli, 2004)

Un sottovalutatissimo noir in cui la Buy recita un ruolo mai affrontato in passato: una detective costretta a scoprire il motivo per il quale continuano a sparire nel nulla vari personaggi d’elitè. Un’aspra critica al mondo della televisione, che ha il pregio di avere una regia atipica per il cinema italiano.

5 – Le fate ignoranti (di Ferzan Ozpetek, 2001)

Manifesto pop del cinema LBGT, è il film che ha dato alla Buy più successi di ogni altro. Alla morte del marito, la Buy, donna ordinaria e banale, scopre che egli la tradiva con un uomo (Stefano Accorsi). Questi, da rivale, diventerà poi un alleato che la introdurrà in un mondo a lei nuovissimo, spingendola a crescere e a cambiare il modo di vedere le cose.

4 – Nemiche per la pelle (di Luca Lucini, 2016)

Intelligente commedia (il cui soggetto è stato scritto dalla stessa Buy) dove due donne totalmente diverse si ritrovano a dover prendersi cura di un bambino, che le farà avvicinare. La trama, non di certo originalissima, ha il merito di accendere le luci su un argomento di forte attualità, quello dell’adozione da parte di coppie non convenzionali, di cui ormai si parla sempre manicheisticamente.

3 – Fuori dal mondo (di Giuseppe Piccioni, 1999)

Margherita Buy è stata un personaggio fondamentale nella filmografia e nella crescita di Piccioni come regista. E questo titolo, un’attenta riflessione sulla solitudine umana e sul monachesimo, lo dimostra in modo esemplare.

2 – Maledetto il giorno che t’ho incontrato (di Carlo Verdone, 1992)

In assoluto la miglior collaborazione tra la Buy e il celeberrimo Verdone, in cui un’ansiosissima (e per questo divertentissima) Margherita Buy vive un rapporto di alti e bassi con un critico di musica rock che, come lei, è un farmacodipendente.

1 – Il Caimano (di Nanni Moretti, 2006)

Nanni Moretti ha il merito di essere riuscito a tirar fuori i lati più atipici della Buy. Il Caimano, che li vede collaborare per la prima volta insieme, è un perfetto esempio di come egli sia stato in grado di plasmarla a suo piacimento. Qui, la Buy è una ex-attrice in crisi con suo marito, un regista impersonato da Silvio Orlando, in procinto di realizzare un film su Berlusconi.

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