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Il poeta cinese Li Chi Lai ha tristemente notato che una delle cose più deplorevoli del mondo è vedere la giovinezza devastata da un’educazione sbagliata e dei quadri belli degradati dall’ammirazione di gente volgare.

Se non fosse stato enunciato un millennio fa, questo detto sembrerebbe riferirsi proprio all’ultimo film del compianto Abbas Kiarostami, “Like someone in love” (ライク・サムワン・イン・ラブ), girato nel 2012 in Giappone. Questo perchè, da un lato sintetizza il soggetto della pellicola e dall’altro sembra quasi farsi beffa della critica negativa pervenuta.

La pellicola si apre di notte, in un jazz bar popolato da facoltosi salaryman. Seduta a uno dei tavoli vediamo Akiko, intenta a declinare una certa proposta, giustificandosi con l’imminente arrivo della nonna. Kiarostami stavolta lascia attonito il proprio pubblico: al contrario della proposta ambigua del protagonista di “Taste of cherry” (طعم گيلاس, tra i più celebri film del maestro iraniano), questa di “Like someone in love” è a tutti gli effetti una richiesta di natura sessuale. Difatti, per motivi a noi ignoti,  l’universitaria Akiko di notte fa la sex-worker in incognito. Dopo vari tira e molla Akiko, costretta ad accettare, si dirige in taxi a casa del suo nuovo cliente, un anzianissimo professore universitario. Passata la notte (a noi nascosta), la mattina seguente qualcosa di particolarmente rischioso attenderà i due…

Affrontando con la sua usuale e imponente semplicità un argomento tutt’altro che banale -non la prostituzione ma lo stato dell’emancipazione femminile (con due generazioni a confronto: quella di Akiko e quella dell’anziana vicina di casa del professor Watanabe) Kiarostami è riuscito a realizzare il film della sua vita, omaggiando un cinema -quello giapponese- da sempre per lui fonte di ispirazione, tanto quanto la musica jazz (titolo docet), amatissima dal sensei iraniano. Buttando l’occhio su una realtà diffusa nel paese del Sol Levante, il regista ha dato vita a un film placido in tutti i suoi aspetti, che non lancia morali e tantomeno cerca di creare scalpore. I protagonisti di Kiarostami sono ancora una volta persone comuni, che vivono alla giornata e ogni tanto provano a farsi domande sul mondo e sulla propria vita. Niente di più. Al pubblico, quello sofisticato, colto e onesto, resta l’onere di coglierne la soffusa poesia, che qui scorre in ogni fibra.

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