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Nella Beirut di oggi, un tragico incidente intreccia le strade di tre persone, dalle esistenze più disparate: Nour, giovane studentessa universitaria, l’adolescente Marwan e India, maestra di una scuola elementare.

No one knows what the future holds… Your life could collapse in seconds.

È con questo avvertente slogan che la prima magistrale fatica di Lara Saba è stata presentata al pubblico libanese nel 2012, per poi approdare, successivamente, nei festival cinematografici di mezzo pianeta.

Quello che la regista ha in serbo non è subito chiaro. La difficile quotidianità di Nour, cui l’incidente ha sottratto entrambi i genitori, attirando mille flemmatici creditori, si alterna alla logorante vita di Marwan, figlio di una donna alcolizzata che lo costringe a prostituirsi, e a quella più fortunata di India, che vive un matrimonio felice, minato da una sola cosa: la mancanza di un figlio. La donna, perennemente circondata da bambini al lavoro e nella sua (farzosa) vita privata, è talmente tormentata dalla questione da non riuscire a godersi l’agiatezza di cui dispone.

Ed è proprio in questa contrapposizione cetuale che trova spazio una delle principali denunce del film. Il Libano, noto ancora oggi come la Svizzera del Medio Oriente malgrado anni di controversie alle spalle, ospita sul suolo un tessuto sociale disparatissimo ove, a due passi da sontuose ville paradisiache, una mole incalcolabile di reietti provano ogni giorno a sopravvivere con ogni mezzo. Reietti come Marwan e sua madre, Nour e sua nonna e tutti coloro che la lente della regista non ha avuto modo di filmare. E scena dopo scena, emerge uno scenario inquietante ove prostituzione, pedofilia, droga e viltà convivono in una società, quella libanese, che ostenta da sempre un’altissima ipocrisia.

È incalcolabile, comunque, la distanza percorsa da Lara Saba dal suo primo lavoro -il documentario Beirut Truth & Versions (quasi una brutta copia di We loved each other so much)- a quest’ottimo Blind Intersections (قصة ثواني letteralmente “Questione di secondi“), in cui il tempo che scorre inesorabile, permette di riflettere sulla brevità della vita e la moltitudine di piaghe sociali che si nascondono dietro l’angolo.

Un pugno nello stomaco, girato con una delizia tipicamente libanese.

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