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Quando ci si appresta a leggere un’opera straniera, concepita da autori nati e vissuti altrove, è inevitabile imbattersi in riferimenti difficili da cogliere.  Giochi di parole, omaggi, nomi di gente sconosciuta, espressioni che, tradotte, assumono poco senso in un’altra lingua,  possono arricchire una lettura o anche appesantirla, in base al proprio personalissimo punto di vista.

Durante la lettura de “La mia vita in barca” di Tadao Tsuge, i miei occhi si sono soffermati su questa serie di vignette, sparse in originale su più pagine e che ho qui raccolto per dar loro una logica:

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(C)Tadao Tsuge/Coconino Press

Tale volume, tradotto da Vincenzo Filosa e pubblicato nel 2016 dalla Coconino Press/Fandango, rientra nel filone gekiga (letteralmente “immagini drammatiche“, una sorta di alternativa più adulta e seria al manga commerciale) e ruota attorno al desiderio di un uomo di mezz’età -alter ego dell’autore- di vivere in simbiosi con la natura. Tsuge-san compra dunque una barca e, intenzionato a trovare ispirazione per il suo romanzo di pesca, inizia ad alternare i suoi giorni tra barca e casa. Afflitto da una routine così stressante ma essenzialmente vuota, l’uomo inizierà a rivivere grazie all’influenza positiva della natura e ai vari personaggi che incontrerà durante il suo peregrinare.

Tra le pagine, Tadao Tsuge cita innumerevoli nomi, omaggiando poeti, artisti e fumettisti quali Shigeru Mizuki e lo stesso Yoshiharu Tsuge, fratello dell’autore. Poi, di punto in bianco, nel fumetto si accosta il vagabondo “Tora-san” a uno dei personaggi della storia (l’allegro anziano nella seconda vignetta in alto). Un paio di pagine dopo, il protagonista dai capelli brizzolati (nella quarta e ultima vignetta) immagina di vedere Tora-san al posto del suo amico di mezz’età. Nessuna nota però interviene a spiegare questa gag che, ad eccezione di pochi attenti appassionati di eiga, sarà sfuggita ai più.

Il Tora-san citato nella graphic novel non è altri che il comico protagonista della più lunga serie di film mai realizzata in Giappone: “Otoko wa Tsurai Yo“. Iniziata nel 1969 e terminata negli anni 90 con la morte di Atsumi Kiyoshi, che ha animato il personaggio di Tora-san per trent’anni, la serie di “Quant’è difficile essere un uomo” è stata scritta e diretta dal longevo e prolifico maestro Yamada Yoji, uno dei registi a cui sono più in assoluto affezionato (il nome del blog è un evidente omaggio). Per anni, con non pochi affanni, ho tentato di reperire le sue pellicole, tanto amate e conosciute in Giappone quanto snobbate nel nostro bel paese, arrivando addirittura a richiedere proiezioni delle stesse all’istituto di cultura giapponese a Roma. E così, delle 49 perle che compongono la serie di Tora-san, ho avuto la possibilità di visionarne una decina. Un numero di certo non alto ma che, tuttavia, mi ha permesso di appassionarmi alle vicende abbastanza routinarie del “Mr Bean” nipponico.

Chiunque sia convinto però che Tora-san sia un semplice comico, sarà smentito dall’immensa popolarità di cui il personaggio iconico gode in patria. Basti pensare alla sua statua presente a Shibamata, zona di Tokyo in cui furono ambientati i film della serie e in cui  è oggi possibile fare dei tour appositi in omaggio al personaggio. Idolatrato, citato e omaggiato praticamente ovunque, dalla realtà alla finzione, dai film ai fumetti, Tora-san è ancora oggi il simbolo di un Giappone d’altri tempi e di un genere di cinema dei buoni sentimenti che, con la futura scomparsa del sensei Yamada, sarà destinata a perire.

Il vagabondaggio -intervallato da fughe di ritorno a casa- del protagonista dell’opera di Tadao Tsuge è chiaramente un rimando all’insolito vagabondare di Tora-san, che nei suoi film gira per il Giappone ma torna perennemente a casa, a Shibamata, per poi partire e ripartire innumerevoli volte. Ma “La mia vita in barca” non è che una delle tante opere che il personaggio di Yamada Yoji ha influenzato in patria. Come spiega l’esperto Paolo La Marca, anche lo stesso Osamu Tezuka arrivò ad omaggiare la serie, intitolando “Otoko wa Tsurai yo” un capitolo del suo “Yakeppachi no Maria”, inedito in Italia.

Tra le opere edite in Italia, ov’è possibile scorgere citazioni a Tora-san, vi è “Urusei Yatsura/Lamù” di Rumiko Takahashi, dove il vagabondo appare spesso ammucchiato assieme ad altri personaggi di finzione e reali che fanno da sfondo alle vicende umoristiche del fumetto e anche “QandA” di Mitsuru Adachi:

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